adoro vedere i panni stesi fuori dalle finestre, sui balconi, sui fili che collegano le case. mi sento riempire di gioia ogni volta che vedo le vostre storie stese davanti al mondo, senza ritegno, senza neanche un ordine, così a caso… giusto perché devono asciugare.
guardandoli, mi rendo conto che ogni vestito, ogni maglia, ogni giacca, ogni jeans, pantalone, cravatta, cappello, calza, mutanda, reggiseno… sono una storia, un ricordo, un emozione impregnata tra le fibre del tessuto.

e voi senza pensiero, senza apparenze, stendete cosi davanti a me il vostro passato, la vostra personalità, le vostre paure.
mentre camminate per le strade, vi nascondete in quelle vesti, dietro a quelle sciarpe, dentro maglioni larghi per nascondere ciò che più vi spaventa… il vostro corpo, la vostra anima imbarazzata.

eppure io vi vedo, io vi vedo mentre stendete la vostra pelle su quei fili. non ci fate caso, non badate alla sacralità di ciò che state mostrando.
perché tanto devono asciugare no? perché tanto sono bagnati, sono puliti? no?
sono panni, panni stesi, panni da lavare, panni da pulire, da ripulire.

da ripulire da tutte le scelte sbagliate che avete fatto, da tutti gli sguardi che hanno apprezzato, disprezzato il vostro vestire, la vostra anima. sono panni da sistemare, stirare, mettere via, mettere ogni giorno, non mettere più… da donare, regalare, prestare.

sono solo panni, da dimenticare.

bisogna dimenticare, devo dimenticare.
devo dimenticare i baci, gli abbracci che ho dato con quella maglietta bianca. eh si… eh no non si può continuare cosi, bisogna dimenticare.
dimenticare quel maglione che mi ha regalato la zia, che ha ancora il suo profumo. no ma dai, mi sta malissimo…
e quei jeans? nono ho preso peso, non mi entrano più, non li voglio più vedere…

ah… non li vuoi più vedere? eppure loro hanno visto, hanno sentito i primi palmi che si sono posati sulle tue coscie, hanno sentito il vento del mattino che batteva contro i tuoi fianchi mentre andavi al lavoro, le mani di tuo padre mentre ti sollevava per abbracciarti…

no ma tu non li vuoi più vedere.
non vogliamo più saperne, vero?! e sai lo capisco, lo capisco che vuoi dimenticare… perché fa male ricordare, giusto?

ricordare di quando stavi male, di quel giorno in macchina mentre sapevi che ti stavi solo ferendo, ma sentivi che le sue labbra erano così dolci. ricordare il funerale del nonno, di quella giacca blu che continui a dire che la farai aggiustare mentre lei rimane nell’armadio.

fa male: si. perché la tua amica tiziana non c’è più, il mesotelioma te l’ha portata via. papà e mamma sono lontani, e quei jeans sono lisi. perché quella sciarpa rossa ti ricorda un passato in cui avevi lottato, lottato per parlare, per pensare, per avere dei diritti e anche dei doveri… perché quegli stivali non sono più di moda, eh no dai, ora sono solo ridicole quelle scarpe con cui hai occupato piazze e detto ciò che nessuno voleva sentire.
nonna ha cercato di stringere quella sottoveste, quella con cui sei andata alle serate in discoteca dove gli schermi erano solo quelli delle televisioni… nonna ha cercato di stringere quella sottoveste, perché lei ha imparato il valore delle cose, il valore di ciò che le nostre mani possono creare: ma ora lei non ci vede più bene e tu mica gliel’hai detto…

meglio non dirglielo, meglio non ricordare, meglio non vedere. perché tanto quelli sono solo panni stesi, ed io che li vedo da qui, dalla strada, mentre cammino con i miei panni addosso… io non lo dico, io non ricordo, io non vedo.

tranquilli, nessuno noterà che state stendendo i vostri umidi dolori e gioie su dei fili che collegano le case. nessuno noterà che state scegliendo di dimenticare il significato delle nostre vite, delle vite di chi muore per farci avere i nostri panni stesi.
giorno dopo giorno, tutti noi continueremo a non vedere, a non dire, a non ricordare.
perché è meglio non esserci, piuttosto che spiegare chi siamo.

IT